Studio studio studio.

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Sono in preda allo studio, tanto da aver quasi perso la voce a forza di ripetere. Per questo non aggiorno da tanto, punto primo perché non ho niente di nuovo o interessante da dire (non faccio altro che studiare) e punto secondo perché anche se mi farebbe piacere condividere qualcosa con il web arrivo alla sera così stanca e svogliata che manco d’ispirazione e di concentrazione, necessarie per poter scrivere un post in un italiano decente o quasi.

Per esempio, ieri sono andata ad un convegno organizzato dal mio comune in occasione della ricorrenza della strage di Capaci (unica distrazione concessami dalla mia clausura intellettuale). E’ stato interessante e commovente (sulle note del sax, che ve lo dico a fare, ho sentito gli occhi inumidirsi) ed è stato piacevole reincontrare Luciana, la scrittrice del libro di cui ho letto qualche stralcio in biblioteca), che oltre a tre ore di qualità mi ha regalato anche le sue Galatine (galeotta è stata la mia esclamazione di goduria quando le ha tirate fuori dalla sua borsa: “Uuuuuuuh le Galatine… le mangiavo sempre quand’ero piccola… le fanno ancora…?“).

Quando sono tornata a casa ho cominciato un pippotto sulla legalità e su tutto quel che ne concerneva, sulla mafia, sul fatto che al convegno m’è garbato poco l’intervento di uno dei rappresentanti comunali che l’ha buttata sul politico facendo propaganda elettorale, di come i partiti ormai abbiano perso la funzione primaria; cioè quella di stare vicini al popolo e non di fare i cavolacci loro etc etc; promettendo a me stessa di condividere tutto questo sul blog con un bell’intervento. Anche S., quando al telefono gli ho raccontato della mattinata trascorsa, ha detto ridendo: “E ora che fai, scrivi un post su questo argomento? Ti sento carica” rafforzando la mia intenzione nel volerlo scrivere. Ma poi, giunta la sera, arrivata finalmente davanti al pc, ero così stanca e deconcentrata che tutto quello che ancora avevo voglia di fare era guardare per la centesima volta “Una notte da leoni” su Italia uno (a proposito, siete ganzi voi a tagliare le foto finali… BESTIE!) e giocare a “Sailor Moon la luna splende” sul Ds.

Verrà un giorno, come diceva il buon Fra’ Cristoforo…

 

Sul Mito

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Ieri sera c’è stato lo speciale di Super Quark con il buon Piero. Sul blog di Erika ho già letto un post su di lui, e devo essere sincera, ho preso l’ispirazione da lei per il mio. Voglio parlare anche io di Piero Angela, uno dei miti della mia infanzia che non è stato ancora rovinato, sporcato e insozzato dal crescere e dallo scoprire che anche lui è un essere umano e, come tale, imperfetto. O inesistente, come nel caso di Babbo Natale.

Voi infatti dovete sapere che lui è sempre stato il mio esempio, fin da piccola. Mi incuteva e m’incute ancora oggi un misto di rispetto e timore reverenziale. M’immagino averlo come babbo come dev’essere.

Per me è e sarà sempre la fonte. Dal candido calzino che spunta da sotto il risvolto dei pantaloni (ricordo ancora mia mamma quando, in una gelida sera invernale disse: “Eh no eh, il calzino bianco non si mette! E meno male che va in televisione…!) al fatto che lui, insieme al Paco Lanciano nazionale, altro mio viso scolpito nel monte Rushmore delle leggende personali, sono uguali sputati a trent’anni fa, quando andò in onda la prima puntata con i mugolii della musica d’apertura, alla voce rassicurante ma un po’ ansiolitica da perfettino che se sgarri di una virgola è 6 – -,  al fatto che io credo ciecamente in ciò che dice. Se lo dice Piero allora è vero. Se Piero dice che i Maya avevano ragione allora siamo spacciati. Se lui dice che il calzino bianco si può mettere in tv allora si può fare. Anche se la cravatta non è abbinata. Se  lui dice che i dinosauri si sono estinti a causa di un meteorite (ricordo ancora le serate apposite che gli dedicò, simpatico Indiana Jones a spasso nel tempo tra i T-Rex, mentre io col libro dei Quindici in mano che cercavo i dinosauri che diceva lui tra le pagine tutta emozionata) allora significa che sono stati fatti fuori da una palla incandescente che si è schiantata sulla Terra. Lui che è sempre stato il mio ideale di uomo dentro il corpo di un aitante e baldo giovinotto moro. Sì, perché Piero ha condizionato anche i miei canoni di perfezione maschile (vedi guardarlo pedissequamente dopo pranzo e anche la sera a cosa porta…!)

Insomma, lui.

Non scherzo, io stimo tantissimo quest’uomo. Altro che Mistero e Voyager. Piero. Piero con il suo Super Quark, i mugolii sulla musica di Back e il calzino bianco saranno la risposta in ogni occasione. E’ il mio 42 vivente.

P.S. Ho cambiato tema, appena ho scovato questo diario in rete l’ho fatto mio. Uno degli svantaggi di WP è che non ci sono molti template carini e voi non sapete quanto la cosa mi pesi a volte, per quanto superficiale possa essere. Lo sfondo è natalizio, l’ho scelto dopo milioni di pattern visualizzati e mi sembra che ci incastri abbastanza. Se così non fosse ero reduce da 4 ore filate di studio ininterrotto per cui mi perdonerete. 😛

Italians

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Ho realizzato con enorme sconforto che le leggende sugli italiani all’estero sono vere.

Gli italiani all’estero sono i classici pizza&mafia delle barzellette, che si addormentano durante le conferenze e ci provano con tutte le belle ragazze che vedono in giro. Sono i simpatici guasconi, le adorabili canaglie, i bravi amatori (perché l’importante è quello, no?) che però il mattino dopo chiamano la mamma invece che salutare con un bacio la donna con la quale hanno giaciuto, sono coloro i quali sganciano mazzette strizzando l’occhio in cambio di favori e sono anche quelli che si credono fini quando poi non lo sono. E sono, ovviamente, gli imbroglioni e i furbetti per eccellenza. Con il crocefisso d’oro della prima comunione che spunta dalla camicia.

Scrivo queste mie con le lacrime agli occhi, vergognandomi un po’ dei miei compatrioti all’estero e di come le leggende metropolitane sul loro comportamento siano – ahinoi – vere. Come faccio a saperlo? Qualche mese fa all’università ho conosciuto un ragazzo croato, Frano, il quale alla nostra domanda: “Come ci vedete?” ha esordito scuotendo la testa e mettendo le mani avanti, dicendo che fino a poco tempo prima aveva una pessima opinione di noi italiani. La prima volta che ha avuto un incontro ravvicinato con noi è stato nel suo Paese, la Croazia, mentre stava baciando la sua ragazza per la strada. I nostri beniamini si sono avvicinati e hanno cominciato a dire: “Ciao bella” (ora non mi sembra più tanto strano che la frase sia diventata famosa e rappresentativa del tricolore) con complimenti e squadrate da capo a piedi. La seconda volta, sempre in Croazia, ha conosciuto una ragazza italiana con la quale usciva e che ha troncato ogni rapporto con lui quando è venuta a sapere che era croato (ma dai?).  Poi è venuto in Italia per studiare e ha cambiato idea accorgendosi che non siamo tutti così (meno male).

Altri esempi di italiani che vedo sono quelli dei telefilm americani. In “Jersey shore” i protagonisti sono italo-americani e sono volgari, ignoranti, vanitosi e facilotti. Idem dicasi per quel disgraziato di Domenico Nesci e il suo “That’s Amore”. Anche nelle mie adorate “Desperate Housewives” gli italiani sono rappresentati come belli, ben vestiti, ben pettinati ma ahimè dai modi rozzi, dalla parlata poco fine e sempre implicati in losche situazioni. Insomma, asini travestiti da cavalli. Altro luogo comune è il saper mangiare, e su questo non ho nulla a che ridire, sebbene me la sia presa sulla battuta di Bree Hodge (la mia casalinga preferita) quando ha ribattuto che: “Ho fatto provare ai miei clienti del cibo raffinato ma loro volevano le lasagne”.

Comunque voglio spezzare una lancia a favore degli italiani, ai quali comunque consiglio di comportarsi meglio (in generale, non solo fuori casa). Stranieri, siete troppo legati ai luoghi comuni. Noi non siamo tutti così. Siamo anche così (purtroppo) ma distaccatevi dalla convinzione che ci chiamiamo tutti Mario, Luigi e Antonio, dal binomio pizza&mafia e che siamo volgarotti. E maniaci sessuali. Ah no, come si dice… passionali. Ecco.

Reinventiamo un nuovo mito, please.