Madama Fortuna

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Madama Fortuna è una donna, e, come tutte le donne, va con la Luna (donna pure lei, tra le altre cose).

Madama Fortuna ha deciso di premiarmi con un ragazzo fantastico, che mi regala il Kindle due mesi prima del mio compleanno, che me lo fa arrivare completo di custodia e che mi dice: <<Non devi aspettare settembre per usarlo, non ce la faresti a rimanere tutta l’estate senza: prendilo pure e leggi, amore mio, goditelo.>>

Ieri sera, dunque, vado a casa del mio ragazzo, tutta baldanzosa ed eccitata, come una bambina la mattina di Natale. Lui  mi porge sorridendo un elegante custodia nera, al cui interno vi è un elegantissimo cofanetto, anch’esso nero. Io indosso l’abitino nero con sfondo damascato che ho comprato la mattina stessa, quindi sento già di avere una sintonia con quel piccolo, delizioso oggetto che dorme dentro l’elegantissimo cofanetto nero. Lo apro, litigando con i sigilli trasparenti che custodiscono il sonno del mio nuovo amico, e con un <<Ohhh>> alzo il coperchio. E’ lì, bellissimo. Compatto, snello, dalla cover morbida e liscia: già immagino i libri che potrò leggere, già immagino i viaggi nel pullman finiti in un attimo, già immagino le letture sotto le coperte d’inverno, già immagino le avventure che potrò gustarmi al buio della mia cameretta. In un vortice di immagini, premo il tasto di accensione. L’incantesimo si compie: compare un ragazzino sotto l’albero in modalità lettura. Tutta eccitata batto le mani: <<Funziona! Funziona!>> esclamo. Il mio ragazzo mi guarda, con un sorriso tra il divertito e il condiscendente. Chissà se gli dà ai nervi, la mia metamorfosi in bambina, oppure è intenerito. Comunque, ormai è fatta. Aspetto che Kindle parta, si avvii, mi faccia entrare nel magico mondo di una lettura libera dalle catene del buio e delle torce portatili, libera da fratelli carcerieri che mi impediscano di accendere lampade poste sulla mensola del letto, libera dalle scomode posizioni, dai libri sgualciti, dalle costole scollate… aspetto.

Ma il miracolo non si compie.

Afferro il libretto delle istruzioni: “Carica la batteria…” forse è quella, forse sono sempre loro, le maledette batterie, le dannatissime Streghe Malefiche che rovinano i giorni di Natale! Così, animata dalla speranza, collego il Kindle alla presa elettrica. E aspetto. Aspetto 30 minuti, poi cerco di riavviarlo. Niente, non risponde, è catatonico così, fissiamo il vuoto, lui ed io; lui fermo lì col bimbo sotto l’albero, e io ferma lì che lo guardo con l’occhio vacuo. Madama Fortuna, perché sei così… Così?

Stamattina il mio ragazzo apre un ticket sul sito di Amazon. Sceglie la modalità “assistenza tramite telefono”, quella, a dire del sito, più rapida. Lo mettono subito in contatto con il Dottore dei Kindle, che gli fa provare in mille modi possibili a far riavviare il piccoletto. Ma quello niente, testardo come un mulo, non ne vuol sapere. Così si arrende, e io lo immagino grattarsi la testa sotto il cappellino a visiera girato al contrario (tutti i tecnici ce l’hanno, no?) e alzare le spalle, e alla fine dice: <<Guarda, mi dispiace, sono cose che succedono praticamente mai queste. Se fa così dev’esserci un problema nel firmware, per cui te ne mando subito uno nuovo in sostituzione. Ecco, l’ordine è già partito. Purtroppo dove abiti tu la spedizione in un giorno non è disponibile, per cui devo per forza farti quella in tre giorni, però è già in viaggio. Gli accessori di questo vecchio puoi tenerli, il Kindle invece puoi restituirlo in 30 giorni, non c’è fretta.>>

Ecco, e io a questo punto rimango sbalordita. Amazon non solo mi invia un nuovo Kindle così, sulla fiducia, senza neanche aspettare che quello vecchio torni indietro, non solo me lo sostituisce con uno nuovo di pacca, anziché farmi aspettare tre mesi per riparare questo, ma addirittura vuole farmi la spedizione in un giorno solo. E il tutto avviene in una manciata di minuti, subito, e il mio amico è già in viaggio. E io rimango esterrefatta. E lo so che questa dovrebbe essere la normalità, ma rimango comunque stupita dall’efficienza e cortesia di Amazon.

In barba a Madama Fortuna.

Fiesta!

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E’ divertente come tutto possa cambiare in poche ore.

Come una relazione ormai persa per sempre possa essere recuperata, come una giornata simile alle altre possa diventare una data da segnare sul calendario, come da un cielo nuvoloso possa spuntare il sole.

Oggi sono arrivati i soldi per il mio non lavoro. Sono così tanti che quasi non sembrano miei; voglio dire, non è da me prendere tutti questi soldi. In realtà non si parla di cifre esagerate, e occorre ancora verificare se siano netti oppure lordi, ma dovete capire che non ho mai avuto una retribuzione sopra i mille euro e, per me, l’averla ottenuta giustifica il prendere una bella penna rossa e cerchiare il nove dicembre sul calendario.

Cosa farò con tutti questi soldi? In realtà, qualche giorno addietro, avevo stilato una lista – molto breve, poiché ho un’indole decisamente sparagnina, ma per necessità – di cose da acquistare, prima tra tutte un bel paio di stivali neri a tacco basso che vedrò di fare miei oggi pomeriggio. 

Regali di Natale (avevo tanto sperato che questi soldini arrivassero prima delle feste!) e poi, come ricorderete, un bel taglio di capelli scalato. Che mi faccia dimenticare di avere la parrucca di Edna Mode in testa. Spesa imprevista, ma comunque necessaria.

Decisamente necessaria.