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Summertime Sadness

“Cominciamo bene” mi sono detta ieri sera, quando mi sono accorta di aver saltato la pubblicazione del secondo post della lista. Ma non sono venuta meno al mio proposito, giuro. Ieri è stata una giornata piuttosto frenetica; sono stata fuori casa fino a sera tardi e quando ho guardato l’orologio e ho visto che era mezzanotte, mi sono detta che era decisamente troppo tardi per poter pubblicare in tempo. Comunque. La canzone di oggi è Summertime Sadness, e, finalmente, è una canzone che conosco. Summertime Sadness mi riporta alla memoria il Grande Gatsby, sebbene non faccia parte della colonna sonora del film. Mi sembra sia uscita qualche mese dopo la pellicola, che conteneva un altro brano di Lana Del Rey -Young and Beautiful – che, complice forse Jay Gatsby, mi piace di più. L’estate del 2013, anno in cui è uscita questa canzone, è stata difficile. Ricordo che, ascoltandola, ho pensato che poteva benissimo adattarsi alla mia situazione… non per colpa di un ragazzo, questo no, ma avevo cominciato da pochi mesi la pratica professionale …

Fuori piove.

Fuori piove, scroscia l’acqua sulle strade crepitando e sbattendo la strada. Colpisce forte il suolo, sgranocchia, precipita, si infrange, va in mille pezzi, si frantuma. Piccole noci cadono schiantandosi al suolo, dure e croccanti. Giocano a rincorrersi le mille perline rovesciate sul pavimento duro, la manciata di ceci secchi sul tavolo, le biglie d’argento sul fondo del barattolo. Piove, ed io mi fermo ad ascoltare. Così, nel silenzio della notte. E mi viene in mente di quando, bambina, facevo la stessa cosa, e mi affacciavo alla finestra per vedere cadere la pioggia, e mi piaceva tanto sentirmi al sicuro, a sentire l’odore dell’acqua che cadeva dal cielo. E capisco da dove viene questo amore per la pioggia, e il sentirsi al sicuro, protetta. E mi manca la mia finestra, la mia cameretta, il mio lampione davanti casa, davanti al salice. Piove, ed io mi fermo ad ascoltare

Ricordi

Guardo la foto della mia scrivania invasa dagli oggetti – di diritto, più che altro – e penso che sembra una foto in bianco e nero con i soli particolari rossi. Queste giornate sono molto stancanti e vivo nell’eterna sensazione che debba accadere qualcosa da un momento all’altro. Allo stesso tempo penso a Firenze, e a quanto possa essere bella d’autunno. Penso al primo anno di università; al primo freddo, alle prime foglie croccanti, a Ponte Vecchio nell’aria frizzantina di ottobre. Penso anche a quando non mi rimase più un soldo perché li spesi tutti per acquistare il Trabucchi. Sono passati undici anni da allora, eppure non posso fare a meno di pensarci, è più forte di me.