Riflessioni sparse

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Ogni volta che sento di qualcuno che ha superato l’esame di Stato per accedere a qualche professione, mi sembra che abbia raggiunto uno stato di grazia invidiabile e non posso fare a meno di pensare, tra me e me: <<Beato/a lui/lei>>.

Non importa se la professione in questione è tester di deodoranti o altro, solo il fatto che abbia superato l’esame di Stato lo fa diventare, ai miei occhi, una specie di supereroe.

Prendiamo l’altro giorno, per esempio. Mi si dice che un ragazzo giovane, di 23 anni, ha appena superato l’esame di Stato ed è diventato geometra. Il mio primo pensiero è stato: <<Beato lui>> il secondo <<Accidenti, 23 anni? Così giovane? Com’è possibile? Come ha fatto?>> realizzando poi, subito dopo, che i geometri non hanno bisogno di frequentare l’università per diventare tali, e che è assai plausibile che a 23 anni uno diventi geometra.

Anche qui, per esempio, trovo ingiusto che io possa accedere all’esame di Stato per l’abilitazione alle professioni forensi soltanto dopo aver frequentato l’università e gli studenti che hanno frequentato scuole superiori tecniche possano farlo freschi di diploma. Ingiusto è una parolona, lo so bene: le scuole tecniche sono pensate per preparare al lavoro, e non all’università, ma ogni volta che vedo questi giovinotti di 19 anni fare il praticantato non posso fare a meno di confrontarli con me, più vecchia di loro di 9 anni, a loro pari.

A volte penso che le mie scelte sono state quasi tutte sbagliate, a partire dalla scuola superiore. Se avessi scelto un professionale forse a quest’ora sarei già fuori di casa, indipendente e con un lavoro dignitoso.

Invece sono qui, a 28 anni suonati, a lagnarmi su un blog come tanti senza aver fatto passi in avanti in termini di indipendenza. Dieci anni dopo il diploma di maturità sono sempre a casa dei miei e sempre nel solito paesino, mentre invece, a 18 anni, mi immaginavo in una qualche grande città – Firenze in primis – a lavorare in ufficio con un tailleurino leggermente gessato ed una 24 ore o simili nella mano.

Oggi sono un po’ così.

Sarà la primavera che avanza.